Milano, infermieri e capri espiatori: una polemica nazionale che riguarda anche la nostra sanità

La morte del piccolo Domenico dopo un trapianto all’ospedale Monaldi di Napoli ha scosso profondamente l’opinione pubblica. Una tragedia che chiede rispetto per la famiglia e soprattutto verità su quanto accaduto.

Attorno a questa vicenda si è sviluppata però anche una polemica nel mondo sanitario, dopo alcune dichiarazioni del presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, che hanno collegato il caso al tema delle competenze infermieristiche. Parole che hanno suscitato reazioni molto forti tra gli infermieri. Successivamente Anelli ha espresso scuse per il tono utilizzato, senza tuttavia modificare il merito del ragionamento.

Proprio questo punto ha spinto FIALS Milano a intervenire pubblicamente. Non subito, però. «Abbiamo scelto di aspettare qualche giorno prima di intervenire», spiega Mauro Nobile, segretario di FIALS Area Metropolitana di Milano. «Lo abbiamo fatto per rispetto verso la famiglia del bambino e per evitare che l’indignazione si trasformasse in uno sfogo sterile».
Secondo il sindacato, collegare tragedie sanitarie alle competenze infermieristiche rischia di alimentare uno stereotipo molto diffuso nella sanità italiana: quello dell’infermiere come figura debole o come responsabile degli errori del sistema.

Per spiegare il punto di vista della professione, FIALS Milano ha scelto di riportare anche la riflessione di una infermiera del Policlinico di Milano, che lavora quotidianamente con pazienti complessi e con percorsi clinici delicati come quelli dei pazienti trapiantati.
La professionista richiama un principio noto nella sicurezza delle cure: il modello del “formaggio svizzero” elaborato dallo studioso James Reason. In organizzazioni complesse come quelle sanitarie gli errori raramente dipendono da una singola persona. Un evento avverso si verifica quando più barriere di sicurezza – procedure, formazione, tecnologia, comunicazione tra professionisti, condizioni di lavoro – falliscono contemporaneamente.
«Attribuire una tragedia di questo tipo alle competenze degli infermieri è una lettura riduttiva e offensiva», osserva l’infermiera. «Ci troviamo davanti a eventi che devono essere analizzati seriamente da tutta la comunità scientifica per capire cosa non ha funzionato».

Per FIALS Milano il vero tema è un altro: rafforzare il lavoro di squadra nella sanità. La medicina moderna non è più una struttura rigidamente gerarchica. Medici, infermieri, tecnici e operatori socio-sanitari collaborano quotidianamente nella cura dei pazienti. Alimentare conflitti tra professioni rischia solo di indebolire la sicurezza delle cure.
Una riflessione che riguarda anche Milano, dove ospedali complessi come il Policlinico, il Niguarda o il San Raffaele affrontano ogni giorno sfide organizzative e assistenziali enormi, con personale spesso sotto pressione.

«Gli infermieri lavorano con organici insufficienti e carichi di lavoro crescenti», conclude Mauro Nobile. «Eppure continuano a garantire la continuità dell’assistenza nei reparti e nei servizi. Cercare capri espiatori non aiuta la sanità. Serve invece imparare dagli errori e rafforzare la collaborazione tra tutte le professioni». Perché onorare davvero la memoria del piccolo Domenico significa proprio questo: capire cosa è successo e fare in modo che non accada mai più.