Chiara Aramini è una giovane storica e socia di PopHistory che ha saputo trasformare la sua formazione in Storia contemporanea in un’attività concreta e continuativa. Collabora con l’ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti), dove la memoria non è commemorazione rituale ma responsabilità pubblica e dialogo con il presente. PopHistory è un’associazione fondata da alcuni studenti (e non solo) che avevano frequentato il Master in Public History di Modena e che hanno scelto di riconoscere e promuovere la professione del public historian, portando la storia nei luoghi della vita quotidiana con rigore e linguaggi accessibili.
Nocetum è invece un centro di accoglienza, educazione e cura del territorio immerso nel Parco Agricolo Sud Milano, in quel confine sottile dove la città incontra la campagna. Qui la storia non si studia: si vive. Chiara lo conosce da anni e, dal 2016, è volontaria nel doposcuola per i bambini del quartiere. Da questo incrocio nasce La Storia in Tavola, domenica 16 novembre a mezzogiorno: un pranzo in cui alcuni piatti diventeranno strumento di racconto. Chiara accompagnerà i presenti insieme ad altri storici di PopHistory, guidando l’esperienza tra cibo, territorio e memoria condivisa. Abbiamo deciso di parlare con lei per comprendere meglio il suo percorso.
Chiara, quando ha capito che la storia sarebbe stata il suo mestiere?
“Quando ho scoperto che la storia non è un rifugio nel passato, ma una forma più lucida di guardare il presente. È lì che ho capito che non era un interesse: era un modo di pensare”.
Collaborare con l’ANED significa confrontarsi con memorie complesse. Che cosa le ha insegnato?
“Che la memoria non è un oggetto, ma una relazione. Va coltivata, tradotta, resa comprensibile senza svuotarla. È una responsabilità civile prima ancora che professionale”.
PopHistory lavora sulla divulgazione senza semplificare. Come si fa?
“Si lavora sull’equilibrio. Bisogna essere chiari, ma mai superficiali. La storia è di tutti, ma non deve essere ridotta a slogan”.
Perché raccontare la storia attraverso il cibo?
“Perché il cibo è archivio quotidiano. In un piatto ci sono migrazioni, stagioni, economie domestiche, memorie familiari. E la tavola ha un potere che le aule spesso non hanno: crea ascolto”.
Cosa rappresenta per lei Nocetum?
“Un luogo dove la parola “comunità” non si pronuncia, si pratica. È la storia che si fa nella continuità dei gesti, non nelle celebrazioni”.
Cosa accadrà il 16 novembre?
“Si mangerà. E mentre si mangia, racconteremo. Ogni piatto servirà per aprire una storia del territorio. Nessuna cattedra, nessun palco: solo una tavola che diventa memoria condivisa”.
Ricordiamo l’appuntamento: domenica 16 novembre – ore 12.00
Nocetum – Via San Dionigi 77, Milano
Info e iscrizioni: www.nocetum.it/la-storia-in-.
Marcello Menni



