Associazioni

Dal confronto alla rete: un nuovo modo di affrontare il delicato tema del Rifiuto Genitoriale

Il convegno del 24 settembre nella Scuola Superiore per Mediatori Linguistici “P.M. Loria” – organizzato da Radici Sociali – ha rappresentato un’importante occasione di incontro tra professionisti, associazioni di categoria e differenti aree disciplinari, ma soprattutto uno spazio nel quale provare a tradurre concretamente il concetto di lavoro di rete. La significativa partecipazione di professionisti ha confermato quanto il tema del rifiuto genitoriale e dell’elevata conflittualità familiare richieda oggi luoghi di confronto capaci di superare una lettura esclusivamente teorica o circoscritta alla singola professione. La complessità delle situazioni familiari, infatti, difficilmente può essere compresa attraverso un unico sguardo. Dietro il rifiuto di un figlio possono esserci storie, esperienze, dinamiche relazionali e fattori molto differenti. Proprio per questo diventa fondamentale non partire da definizioni precostituite, ma dall’osservazione attenta del singolo caso, dalla raccolta degli elementi disponibili e dalla capacità di formulare ipotesi che possano essere progressivamente verificate.

Dalla teoria ai casi: professionisti che lavorano insieme

La giornata è stata costruita proprio a partire da questo principio. Accanto agli approfondimenti teorici, una parte centrale del convegno è stata dedicata all’analisi di casi pratici, attraverso la suddivisione dei partecipanti in sottogruppi. I professionisti hanno potuto confrontarsi con il supporto di un’équipe multiprofessionale composta da giudici, avvocati, psicologi, assistenti sociali, pedagogisti, educatori, coordinatori genitoriali e curatori, ciascuno chiamato a contribuire nel rispetto del proprio ruolo, delle proprie competenze e del proprio specifico punto di osservazione. Non si è trattato di indicare dall’alto una soluzione al caso, ma di costruire uno spazio di ragionamento condiviso. Osservare, fare domande, individuare ciò che sappiamo e, soprattutto, ciò che ancora non sappiamo, riconoscere i fattori di rischio e di protezione e comprendere quali approfondimenti siano necessari e quali professionalità possano essere coinvolte. È in questo passaggio che la multiprofessionalità assume un significato concreto: non nella semplice presenza di professionisti differenti, ma nella capacità di mettere in relazione competenze diverse senza sovrapporle e senza confonderne i ruoli.

Il valore di una rete che sappia dialogare

Il confronto tra professioni ha consentito di osservare come uno stesso elemento possa essere letto da prospettive differenti e come proprio l’integrazione di queste prospettive possa restituire una rappresentazione più ampia della situazione familiare. Il lavoro di rete non significa perdere la propria identità professionale. Al contrario, significa conoscerla sufficientemente bene da sapere che cosa possiamo osservare attraverso il nostro sguardo e quando abbiamo bisogno dello sguardo dell’altro. Questo diventa particolarmente importante nelle situazioni di rifiuto genitoriale, nelle quali occorre mantenere al centro il figlio, la sua storia, i suoi bisogni, le sue relazioni e il suo diritto a essere ascoltato, senza trasformare automaticamente l’ascolto nella delega al minore di decisioni e responsabilità che appartengono al mondo adulto. L’obiettivo non può essere quello di cercare rapidamente un responsabile o applicare un’etichetta, ma di comprendere che cosa sta accadendo in quella specifica famiglia e quale intervento possa essere realmente tutelante.

Un percorso costruito nel tempo

È questa la prospettiva che il Tavolo Tecnico Multiprofessionale sul rifiuto genitoriale di Radici Sociali porta avanti ormai da anni con in prima fila la presidente Tatiana Amato. Un percorso che non si esaurisce nei convegni, ma che si sviluppa attraverso seminari, formazione, momenti di confronto tra professionisti, gruppi di condivisione e di parola rivolti ai genitori e ai familiari che vivono situazioni di rifiuto, percorsi rivolti ai figli e ai genitori collocatari e attività di supervisione monoprofessionale e multiprofessionale. Esperienze differenti, unite dalla convinzione che l’elevata conflittualità familiare non possa essere affrontata attraverso interventi frammentati. Occorre costruire linguaggi condivisi, imparare a comunicare tra professioni e creare reti nelle quali ciascuno sappia riconoscere il proprio ruolo e quello degli altri.

Il prossimo progetto: il Libro Game Professionale

L’esperienza maturata durante il convegno rappresenterà anche il punto di partenza per il prossimo progetto editoriale del Tavolo Tecnico Multiprofessionale: il Libro Game Professionale. L’obiettivo sarà trasformare il caso pratico in uno strumento di formazione attiva. Il professionista non sarà semplicemente lettore di una situazione già interpretata e risolta, ma entrerà progressivamente nella storia. Riceverà informazioni, incontrerà elementi nuovi, dovrà formulare ipotesi, scegliere quali aspetti approfondire, comprendere quali altre competenze professionali coinvolgere e confrontarsi con le conseguenze delle diverse possibilità di intervento. Ad accompagnarlo ci sarà una cornice teorica e metodologica costruita attraverso il contributo di esperti appartenenti alle diverse discipline. Un modo diverso di pensare la formazione: non fornire soluzioni precostituite, ma allenare il ragionamento professionale, la capacità di interrogarsi e la costruzione della rete.

 

Giuseppe

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