Milano e la buona comunicazione: Palmieri, YouTrend e i volti che stanno cambiando il modo di informare

Milano, quando vuole, sa diventare il luogo dove la comunicazione smette di essere un rumore di fondo e torna ad avere un valore civile. È ciò che è accaduto al Teatro Filodrammatici durante la terza edizione del Premio Nazionale Comunicazione Costruttiva, organizzato dalla Fondazione Pensiero Solido. A guidare la serata è stato Antonio Palmieri, presidente della Fondazione, figura che negli anni si è affermata come uno dei pochi intellettuali capaci di affrontare i temi della trasformazione digitale senza cedimenti alla retorica o al catastrofismo.

Palmieri ha introdotto l’evento con la parola coniata da lui stesso, “fermentoso”, spiegando che descrive bene lo stato d’animo delle persone che, pur consapevoli delle difficoltà del presente, continuano a costruire. Un’apertura misurata, ma rivelatrice dello spirito della serata: niente proclami, solo il tentativo di capire come riportare la comunicazione al suo ruolo migliore, quello di servizio alla comunità.

Subito dopo ha preso la parola Lorenzo Pregliasco, cofondatore di YouTrend, che ha presentato una ricerca realizzata per l’occasione. I numeri hanno mostrato come gli italiani si informino oggi e quali fratture generazionali stiano emergendo. Solo il 14% non usa i social per informarsi; quasi un terzo della popolazione vi si imbatte comunque, anche senza cercare notizie in modo intenzionale. Il dato forse più sorprendente riguarda gli under 35: il 49% guarda i telegiornali almeno una volta a settimana, segno che il mezzo televisivo conserva un ruolo significativo anche tra i più giovani. Podcast e newsletter crescono lentamente ma con decisione: il 19% dei giovani utilizza i podcast per informarsi, quasi il doppio della media generale (11%).

Pregliasco ha poi illustrato un elemento decisivo: la diversa percezione della qualità dell’informazione. Alla carta stampata vengono associate accuratezza, profondità e affidabilità delle fonti; al digitale, accessibilità, tempestività e maggiore capacità di attrarre l’attenzione. Una distinzione che non oppone “vecchio” e “nuovo”, ma invita a integrare i punti di forza dei diversi linguaggi comunicativi.

Dentro questo quadro sono emersi i premiati, ciascuno rappresentativo di un modo costruttivo di comunicare. La prima è Virginia Benzi, fisica e divulgatrice nota sui social come Quantum Girl. Il suo lavoro parte dalla convinzione che la scienza non debba essere un recinto elitario e che le ragazze possano trovare nelle discipline STEM uno spazio possibile, concreto, attraente. Video chiari, contenuti rigorosi, nessun compiacimento: solo la volontà di spiegare ciò che spesso appare ostico con un linguaggio accessibile. La stampa nazionale l’ha definita “la quantum girl del web”, capace di aprire una strada a una nuova generazione di studentesse e studenti orientati verso le materie scientifiche.

Un altro premiato significativo è Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle ACLI, per la campagna sul lavoro nero giovanile. Le ACLI hanno raccolto oltre mille testimonianze da tutta Italia, dando voce a ragazzi che vivono condizioni lavorative irregolari, orari impossibili e diritti negati. Non si è trattato di una semplice iniziativa digital: è stata un’operazione di ascolto, un atto di restituzione pubblica di ciò che troppo spesso resta invisibile. Manfredonia ha ricordato dal palco che molti giovani «non riescono più a immaginare il proprio futuro» quando si abituano all’idea che chiedere un contratto sia quasi una colpa.

Tra i protagonisti della serata anche Francesco Oggiano, giornalista e autore che ha ridefinito un modo di raccontare l’attualità sui social senza scadere nella semplificazione. Il suo lavoro dimostra che l’informazione digitale può essere un ponte tra generazioni, a condizione che ci siano professionalità, metodo e responsabilità nella selezione e nella verifica dei contenuti.

È intervenuto inoltre Simone Romagnoli, Coordinatore nazionale dei Giovani delle ACLI, con una riflessione netta e coraggiosa sul ruolo dei giovani nelle organizzazioni. Romagnoli ha criticato la logica delle “giovanili” come strutture che spesso confinano i giovani invece di valorizzarli. Ha sostenuto che un trentenne competente debba poter sedere “al tavolo degli adulti”, non in una zona d’attesa simbolica, e che la comunicazione contemporanea, quando è fatta bene, non ha età: è giovane perché è viva, non perché si rivolge solo ai giovani.

L’intera serata ha confermato ciò che Palmieri sostiene da anni: la comunicazione non si misura dal volume della voce, ma dalla qualità delle parole scelte e dalla responsabilità con cui vengono usate. E Milano, ancora una volta, si è dimostrata una città capace di unire rigore, creatività e senso civico, ricordando che la comunicazione giovane è semplicemente la comunicazione fatta bene.

di Marcello Menni